I costumi dei padri. Caso Epstein e dintorni

I milioni di documenti che compongono i cosiddetti Epstein files non sono gossip. Ci permettono piuttosto di dare uno sguardo non filtrato su come operano le classi dominanti.

Dai giganti della Silicon Valley come Peter Thiel e aziende come Palantir Technologies, ai titani di Wall Street e alle élite politiche che abbracciano i partiti principali degli USA; da Bill Clinton a Donald Trump, a personalità di governo in Francia e a membri della casa reale in Inghilterra. I file rivelano una classe dominante che opera al di là della morale ufficiale, al di là della legge e dei controlli.

Il caso di Jeffrey Epstein non è un’anomalia della modernità, né può essere considerato solo una ricomparsa di forme di gestione del dominio tipiche di modelli sociali basati sui clan, che trovano la loro espressione nello sfruttamento dei corpi vulnerabili. Senza assolutamente voler banalizzare va tuttavia detto che la classe dominante è questo ed è sempre stata questo, basti pensare alle “Vite dei Cesari” scritte da Svetonio, o ai costumi della Curia pontificia nel Rinascimento, oppure agli scandali dell’aristocrazia finanziaria francese al tempo di Luigi Filippo.

La complessa trama di violenze e sopraffazioni compiute da persone appartenenti alle classi privilegiate e che ruotavano attorno alla figura di Epstein è comprensibile solo all’interno di una società dove il rapporto monetario è divenuto dominante e la divisione del lavoro ha raggiunto livelli avanzati.

Il riaffiorare di comportamenti atavici ci ricorda che il rapporto di dominio ha alla base la violenza, una violenza che nella preistoria portava i gruppi vincitori ad impadronirsi e a cibarsi dei corpi dei gruppi vinti; ci ricorda che solo l’aumento della produttività del lavoro ha fatto sì che i vinti non venissero più uccisi ma lavorassero per i vincitori. Il capitalismo è solo una forma di società che maschera sotto il rapporto monetario l’atto violento alla base di tutte le forme sociali basate sulla divisione in classi e sullo sfruttamento. Quando i meccanismi sociali che garantiscono lo sfruttamento non funzionano più riappare il rapporto servo/signore nella sua brutalità, dando vita su un piano politico al fascismo e sul piano sociale a fenomeni come quelli emersi nel comportamento criminale di Jeffrey Epstein e dei suoi sodali.

Le violenze narrate nei files sono le violenze del modo di produzione capitalistico estremamente concentrate nel tempo e nello spazio. Le particolari depravazioni sono le depravazioni che la borghesia impone al corpo della società.

Il dominio violento dei corpi, il suprematismo maschile è un modello trasversale alle classi, determinato da una profonda ed antica storia di patriarcato e sessismo. Ma la configurazione che questa volontà di dominio assume nel caso Epstein, così come nelle tante lugubri vicende di sesso e potere che caratterizzano le classi dominanti, ha una propria specificità.

Jeffrey Epstein s’ingegnava di procurare ai suoi sodali nuovi bisogni, per stringerli in rapporti di complicità, per ridurli ad una nuova dipendenza e spingerli a nuove soddisfazioni e quindi alla soggezione economica e politica. Come nella società borghese con la massa degli oggetti cresce la sfera degli enti estranei ai quali le persone sono soggiogate, ed ogni nuovo prodotto è un nuovo potenziamento del reciproco inganno e delle reciproche spoliazioni, così Epstein soggiogava i propri sodali offrendo loro corpi disumanizzati, ridotti allo stato di schiavitù.

Il bisogno del denaro è il vero bisogno prodotto dalla società borghese, il solo bisogno che essa produce. La quantità del denaro diventa sempre più il suo unico attributo di potenza: come il denaro ha ridotto ogni essere alla propria astrazione, cosi esso si riduce nel suo proprio movimento a mera quantità. La sua vera misura è di essere smisurato e smoderato. Il denaro muta la fedeltà in infedeltà, l’amore in odio, l’odio in amore, la virtù in vizio, il vizio in virtù, il servo in padrone, il padrone in servo, la stupidità in intelligenza, l’intelligenza in stupidità. Sullo sfondo dei documenti fatti circolare dal Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, al di là dei nomi nascosti o rivelati secondo esigenze politiche, incombe lo spettro del denaro, della finanza.

La produzione capitalistica produce l’uomo non soltanto come una merce, l’uomo in funzione di merce; ma lo produce, corrispondentemente a questa funzione, come un essere disumanizzato. Immoralità e mostruosità degli operai e dei capitalisti accompagnano questa produzione.

L’estraniazione del lavoro, cioè dell’attività pratica delle persone, si presenta dapprima sotto due aspetti: il rapporto dell’operaio col prodotto del lavoro considerato come oggetto estraneo e oppressivo e il rapporto dell’operaio con la sua propria attività come attività estranea che non gli appartiene. Questo lavoro alienato rende alla persona estraneo il suo proprio corpo, tanto la natura esterna, quanto il suo essere umano. Questo ha come conseguenza l’estraniazione della persona dall’altra persona. Questa estraniazione, questa disumanizzazione è il tratto comune delle violenze rivelate dai documenti dell’archivio Epstein.

Questi fatti sono altresì espressione della psicologia dell’aristocrazia finanziaria. In questa classe il disprezzo verso le persone si presenta come superbia, come dissipazione di ciò che potrebbe sostentare cento vite umane, e in parte come l’infame illusione che il lavoro e di conseguenza il sostentamento dell’altro siano condizionati dallo sfrenato sperperare e dal consumo sregolato e improduttivo delle classi privilegiate. L’aristocrazia finanziaria considera la realizzazione dell’uomo soltanto come realizzazione del proprio non-essere, del proprio capriccio, dei propri arbitrari e bizzarri ghiribizzi.

Non dobbiamo stupirci se tra i complici di Epstein troviamo, oltre che capitalisti e finanzieri, anche uomini politici, governanti, rampolli di case reali.

Nelle società divise in classi e basate sullo sfruttamento, vi sono inevitabilmente vincitori e perdenti. Il governo, che è il premio della lotta ed un mezzo per assicurare ai vincitori i risultati della vittoria e perpetuarli, non andrà certo mai in mano a coloro che avranno perduto, sia che la lotta avvenga sul terreno della forza fisica o intellettuale, sia che avvenga sul terreno economico. E coloro i quali hanno lottato per vincere, cioè per assicurarsi condizioni migliori degli altri, per conquistare privilegi e dominio, non se ne serviranno certo per difendere i diritti dei vinti, ed imporre dei limiti all’arbitrio proprio ed a quello dei loro amici e partigiani. I vincitori saranno coloro che hanno saputo essere più violenti, più bugiardi, più traditori, meno vincolati al rispetto degli altri. Anche in un sistema democratico, i “migliori” sono le persone con meno scrupoli e che hanno uno psicotico bisogno di dominare sugli altri. “Il potere tende a corrompere, il potere assoluto corrompe assolutamente. I grandi uomini sono quasi sempre uomini cattivi” diceva Lord Acton. Non ci deve quindi stupire che negli Epstein files si ritrovino persone che hanno o hanno avuto in mano le leve del dominio politico.

Le vicende narrate rimandano ad una rete di rapporti talmente vasta che non può essere ridotta ad una aberrazione, né al semplice riaffiorare di istinti atavici. Esse sono l’espressione sintetica della società attuale, della società basata sul dominio politico, economico e religioso; il prodotto della lotta fra le persone e dello sfogarsi degli istinti bestiali dei vincitori sulle loro prede.

È l’ora di disfarsi di tutto questo. È l’ora di sostituire alla società basata sullo sfruttamento e la predazione una nuova società basata sulla solidarietà.

La solidarietà, cioè l’armonia degli interessi e dei sentimenti, il concorso di ciascuno al bene di tutti e di tutti al bene di ciascuno, è lo stato in cui solo l’uomo può esplicare la sua natura e raggiungere il massimo sviluppo ed il massimo benessere possibile. […] è il principio superiore

che risolve tutti gli antagonismi attuali, altrimenti insolubili, e fa sì che la libertà di ciascuno non trovi il limite, ma il complemento, anzi le condizioni necessarie di esistenza, nella libertà degli altri.” (Errico Malatesta)

Tiziano Antonelli

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